| Visions in Blue |
| giovedì, febbraio 27, 2003 I film che hanno anche solo vagamente a che fare con la fantascienza in generale mi trovano abbastanza prevenuta. Questa volta, non la prima e credo nemmeno l'ultima, mi sono dovuta ricredere. Mi sono guardata il dvd di Gattaca e mi è piaciuto tantissimo. Sarà che quando sento la parola fantascienza la associo inevitabilmente ad astronavi e battaglie intergalattiche (e queste proprio le digerisco molto poco, questione di gusti) mentre il film parla di ben altro. A me ha detto "non mollare mai e non smettere di crederci", che è poi la massima della mia più cara amica, a cui lo consiglio caldamente. E anche a voi.
E' ufficiale: i miei anticorpi sono delle mezze seghe. Sei giorni per guarire dall'influenza, e ancora mi trascino una tosse che neanche mio nonno a 90 anni... Oggi sono tornata in ufficio e sono (incredibilmente) contenta, anche perché un altro po' sdraiata e mi sarebbero venute le piaghe da decubito. Mi lamento troppo forse, è che sono insofferente all'inattività forzata. Oddio a pensarci bene l'influenza ha avuto anche i suoi lati positivi. Domenica mi sono "trasferita" a casa del mio piccolo, che si è offerto di fare da crocerossino "...se devi stare male a casa tua dove ti annoi, tanto vale che vieni da me che almeno quando non lavoro ti faccio compagnia". Lui probabilmente pensava che mi sarebbe passato tutto in giorno, e invece non solo ce ne ho messi 5, ma gliel'ho pure attaccata, e di brutto. Per cui ci siamo beccati questa convivenza-degenza nel suo appartamento, dove, piccolo dettaglio insignificante, manca ancora la cucina (sì è abbastanza nuovo, ci abita da qualche mese, ma c'erano altre priorità, tipo letto, libreria, tv e playstation...)! E così sua madre, suo padre e mia madre ci hanno portato da mangiare a turno, "mollandoci" velocemente le provviste per evitare di essere contagiati. Ma sì, alla fine ripensandoci sono stati giorni simpatici, a base di tanti tè con i biscotti, di brodini scaldati nel bollitore del tè (elettrico, unico elettrodomestico utile), e di tè che dopo sanno di brodo, di sudate pazzesche, deliri e mal di testa. Ma anche di tante coccole sotto il piumino, dvd guardati a letto, partite alla play (lui), massaggi (lui a me)... Siamo stati bene, non credevo. Insomma l'appartamento è un buco, pensavo ci saremmo infilati le dita negli occhi dopo 5 minuti e invece no, ci siamo anche divertiti. Sento che si sta finalmente lasciando andare. Vuoi vedere che per una volta la mia pazienza è servita a qualcosa?
mercoledì, febbraio 26, 2003 Sono entrata nel tunnel dell'influenza e non ne esco più... AIUTO!
Sono entrata nel tunnel dell'influenza e non ne esco più... AIUTO!
venerdì, febbraio 21, 2003 Appena arrivo a casa ingurgito un bidone di propoli!
L'altra sera è stata una serata come tante. Due chiacchiere da un'amica e poi da lui: un bicchiere di vino, è tardi, metti il piagiama, lava i denti e corri a stringerti sotto il piumino. Il sonno non arriva subito e allora cominciamo a scherzare. E ridiamo, soprattutto io, rido di cuore. E lui dice mi piaci da impazzire quando ridi così. Al mattino ci svegliamo di buon umore, io mi sento bella e piena di energie. Una serata come tante.
Tosse continua, dolore alle ossa, occhio lucido, neuroni in sciopero. Dite che mi sto beccando l'influenza? Cosa? Dite che me la sono già beccata? NOOOOOOOOOOOOO. Ma io devo andare a teatro, e poi alla mia cena di compleanno, e poi a vedere quel nuovo locale che hanno aperto in centro e poi... Impossibilie, non mi sto ammalando capito! giovedì, febbraio 20, 2003 Stanotte il mio capo ha fatto sesso. E' una certezza, ci giocherei tutti i (pochi) soldi che ho in banca. Da cosa si capisce? 1) E' arrivato in ufficio di buon umore; 2) E' arrivato in ufficio (e prima della pausa pranzo!) 3) E' in preda a una smania di iperattività. Dite che come indizi sono un po' scarsini... Credetemi bastano e avanzano se conosco i miei polli! In una giornata normale, tenuto conto che devo anche avere lo stipendio, non mi dispiace trovarlo così ben disposto. Ma oggi ho mal di testa, e tutto questo entusiasmo potrei non reggerlo...
mercoledì, febbraio 19, 2003 Have you ever felt a sort of fear in the face of the ageless, a fear that in that room you might lose all consciousness of the passage of time, that untold year might pass and upon emerging you should find you had grown old and gray? da In praise of shadow Ieri ho dimenticato di dare il benvenuto a Pietro, che il 15 febbraio, dopo averci fatto penare per 2 giorni e mezzo, si è deciso a venire al mondo. Non sono ancora riuscita a vederlo, ma sono emozionatissima. Sarà che io e la sua mamma ci conosciamo dai tempi dell'asilo, sarà che abbiamo condiviso tanti momenti, dalle corse in bicicletta nel parchetto dietro casa al giorno in cui sull'altare ha detto sì e ha voluto che io fossi lì a testimoniarlo, sarà che tante volte abbiamo fantasticato assieme sul futuro ed è bello ora vedere come i suoi sogni, anche se così diversi dai miei, si stanno realizzando.
Pietro, sei nato in un giorno in cui si è parlato tanto di pace. Ecco, che il mondo che ti vedrà crescere sia in pace, non riesco a pensare ad un augurio migliore.
Con Jules e Jim ieri sera abbiamo concluso il ciclo Truffaut a casa di L. Ormai è diventato un appuntamento fisso quello del martedì sera. Dalla prossima settimana si cambia regista. Suggerimenti? Per ora il più gettonato è De Sica (padre ovviamente!!!).
martedì, febbraio 18, 2003 Il week-end londinese… Dunque, da dove cominciare? È stato meglio di quanto mi aspettassi. Non eravamo mai andati via insieme prima, e all’inizio c’era un po’ di tensione (dovuta per la maggior parte anche alla sua ansia da volo/attentati/ecc.!), ma poi è stato bellissimo. Sabato marcia per la pace. Ce la siamo fatta tutta dall’inizio alla fine, una gran fatica quel lento camminare per ore ma ne valeva la pena. Non c’è niente da fare, a me le manifestazioni, in particolare quelle così sentite commuovono. Mi commuovono nel senso letterale del termine, mi vengono proprio le lacrime agli occhi. E quella di Londra è stata speciale, probabilmente perché, a differenza di quando l’avevo visitata in precedenza, questa volta anche se solo per poche ore non mi sono sentita una turista. La città vissuta così intensamente mi ha impressionato. Il corteo era variegato, e non mi sento di dire che la maggior parte erano giovani. Ovviamente i giovani c’erano, ed erano in tantissimi, però anche tante persone di mezza età e anziani e bambini. Quanti bambini, piccoli, piccolissimi. Ho pensato più di una volta a mia madre, e mi sono immaginata la sua faccia scandalizzata se li avesse visti e ho quasi sentito le sue parole: "portare un bambino così piccolo in mezzo a tutto questo casino???!". E invece erano splendidi quegli esserini, quasi tutti allegri e sorridenti, incuranti del freddo. Scoprire le individualità all’interno della massa, è questo ciò che più mi piace in queste circostanze. Non la folla indistinta ma ad esempio la coppietta di anziani di fianco a me con il pranzo al sacco accuratamente incartato; la signora con un cartello che non aveva niente della concisione o dell’ironia dello slogan del tipo "Blair io ti ho votato però adesso mi hai deluso, riconoscere i propri sbagli è la più grande forma di onestà intellettuale…" o qualcosa del genere; la ragazza che allattava il suo bambino al lato del corteo, gli skaters di Bristol… Era anche il mio compleanno, mi sa che questo non lo scorderò. Domenica a zonzo per la città, abbastanza a caso, cosa che mi sono goduta molto dato che non sopporto i tour alla giapponese sullo stile 10 monumenti in 1 ora. A proposito di Giappone e monumenti però, credo ne stiano costruendo uno in nostro onore (o meglio in onore del mio ragazzo) al Japan Center Bookshop di Piccadilly. Se ci fossimo rimasti un altro po’ avrebbero sistemato anche due brande per la notte! Uffa da quando ho iniziato a scrivere questo post (cioè mezz’ora fa) il telefono non fa che squillare, in continuazione. Oggi non c’è pace. Ok ok, ho capito adesso mi rimetto a lavorare.Tre soli giorni lontana di lontananza dal web e mi sento come quando al liceo perdevo una settimana di scuola e una volta tornata dovevo mettermi sotto alla grande per recuperare... Per me la settimana inizia oggi, reduce da un week-end rigenerante. Più tardi racconterò, non ve lo schivate, ma adesso il lavoro chiama...
venerdì, febbraio 14, 2003 San Valentino mi ha sempre lasciata completamente indifferente. Se proprio se ne deve parlare che almeno stimoli qualche riflessione intelligente. Bittersweet chocolate... via Salon. Ieri un fastidioso virus mi ha messo ko e ho passato la giornata a letto. L'ufficio non mi è mancato nemmeno un po' pensate. Però voi sì! Stasera parto per Londra. Domani è il mio compleanno. Sono di buon umore.
P.S. Non ditemi di fare attenzione ai terrosristi vi prego, ci hanno già pensato mamma, papà, zia, nonna, migliore amica, cugine...
mercoledì, febbraio 12, 2003 Tempo di riflessioni (tanto per cambiare). Quest'anno non poteva iniziare peggio. Il 1 gennaio alle 11.00 del mattino ho ricevuto una delle notizie più tragiche che si potessero ricevere. La morte di un amico. Improvvisa, del tutto inaspettata, e nelle circostanze più assurde che non sto qua a ricordare. Di quelle morti per cui non ci sono parole, né colpe da attribuire (un infarto a 30 anni!) che non ti lasciano il tempo di capire, di farti anche solo vagamente una ragione. Fino ad ora non mi ero resa conto fino in fondo dell'influenza che questo evento ha avuto e sta avendo sulla mia vita. Forse perché nei miei 26 anni di esistenza non avevo mai avuto modo di confrontarmi con qualcosa di così grosso, doloroso e tragico. Io non penso quasi mai alla morte, non ci ho quasi mai pensato. Neanche a 17 anni, neanche nei periodi più bui dell'adolescenza quando più o meno tutti sfiorano, anche solo per un secondo, anche solo per moda, l'dea del suicidio. Ho sempre pensato alla fine della vita come a un momento che non riguarda il qui e adesso. Poi è successo quello che è successo. E fra noi amici, per consolarci a vicenda, abbiamo cominciato a ripetere allo sfinimento che almeno lui era una persona felice. Ma felice con la F maiuscola. Una di quelle che se ne vanno senza rimpianti, nonostante la sua vita sia stata tutt'altro che in discesa. Se vi raccontassi la sua storia familiare vi verrebbero i brividi. Eppure lui era contento, lo so per certo, si vedeva e si sentiva. Penso a quanto si stava dando da fare per fare il lavoro che voleva fare, avendo certamente molti meno mezzi di quelli che potrei avere io. Penso a lui e alla sua ragazza, una cara amica anche lei, e a tutte le volte che li ho portati come esempio di coppia modello, sempre che ne esista una. Poi penso a me adesso. Certo alla fine del mese porto a casa il mio stipendio e non devo chiedere soldi a nessuno ma mi piace il mio lavoro? Si mi piace il settore ma dove sono ora mi annoio molto. Quindi no, non mi piace, non ho niente da dimostrare, niente stimoli, niente per cui ci sia bisogno di mettere in gioco un minimo di competenza o capacità personali. E il resto? Sono innamorata? Sì. Sono felice del mio rapporto? Tutto un altro paio di maniche. Faccio volontariato ma senza dedicarvi lo spirito e il tempo che vorrei. Mi sto accontentanto, un po' in tutto. E per l'amor di dio, potrebbe andare peggio, ma forse il problema è proprio questa filosofia del "potrebbe andare peggio/non mi lamento" che sta cominciando ad andarmi stretta, molto stretta. Me lo ha fatto notare un'amica di recente. Mi ha detto "ti sei seduta", eppure le gambe per correre le ho, aggiungo io. Bisogna che cominci a pretendere di più, dagli altri ma soprattutto da me stessa. Questo dovrebbe essere il mio proposito per quest'anno, anzi per ogni giorno che ho la fortuna di vivere, altro che ricominciare la palestra e diminuire le sigarette. Altrimenti l'arbitro fischierà la fine della partita e io non avrò nemmeno alzato il culo dalla panchina (odio le metafore calcistiche e poi finisce sempre che sono la prima ad usarle). Bisogna che trasformi questa insofferenza in uno stimolo a fare di più, altrimenti è inutile, e l'unico risultato sarà quello di farmi venire un'ulcera precoce. Ci penso e ci ripenso e mi auguro con tutto il cuore che tu stia sentendo quello che si dice quaggiù. Di come tutti parlano di te, col sorriso sulle labbra. E non per buonismo, perché quando si è morti si finisce per essere un po' idealizzati da chi ci ama. Perché siamo orgogliosi, così orgogliosi. martedì, febbraio 11, 2003
Che NOIA oggi! Odio queste giornate lavorative inutili, ore e ore davanti al PC con poco e niente da fare se non tenere d'occio l'orologio e sperare che arrivino presto le 19.00. Meno male che c'è internet, meno male che ci sono i blog. Poi c'è un'aria così tesa in questo ufficio, sembra che tutti ce l'abbiano col mondo oggi. Anche il fax che non si decide a funzioanre. Unica nota positiva: ho una stanza tutta mia, nessuno mi vede e sembra che si siano dimenticati di me, non devo neanche far finta di lavorare... Quand'è che sono diventata così insicura e paranoica? Quand'è che ho cominciato a cercare secondi, terzi e quarti significati dietro alle parole degli altri? Quando? (domande retotiche, in realtà la risposta la conosco benissimo... lunedì, febbraio 10, 2003 Volendo tralasciare i motivi che spingono gli Stati Uniti a attaccare l’Iraq (troppo semplicisticamente riducibili solo alla molla “petrolio”), volendo tralasciare anche i danni collaterali (vedi sofferenza della popolazione civile, già affamata e oppressa da un dittatore senza scrupoli e anni di embargo), e partendo dal presupposto che una democratizzazione in senso lato degli Stati Arabi sarebbe un obiettivo auspicabile e anzi doverosamente perseguibile, resto comunque dell’idea che questa guerra non s’abbia ‘a fare. Perché? Perché si fonda su un principio, quello della guerra preventiva, che poggia su un vuoto legislativo macroscopico. Perché è imposta dall’alto, imperialisticamente, da qualcuno che si sta arrogando il diritto di avere l’ultima parola su questioni dove invece dovrebbe riconoscersi un’autorità sovranazionale e multilaterale. Perché Bush e i suoi non possono semplicemente dire "noi abbiamo deciso così, chi è fuori è fuori chi è dentro è dentro". L'autorità americana non è e non può essere il verbo. Invece questa autorità è avvallata persino dal dibattito all'interno dell'Unione Europea, che invece di tentare di proporre soluzioni fattibili, è arenata in una sterile querelle sull'essere o non essere filo-americani. Ma poi, soprattutto, guardiamo alle conseguenze. Se si attacca anche in nome dell'11 settembre, siamo sicuri che qusto atto di forza non finirà per fomentare il terrorismo (quindi antiamericanismo) invece che minarne le basi? Secondo me è una certezza. Qui si va a combattere una guerra al di fuori di ogni principio di legalità e ci si mette sullo stesso piano di questi avversari a cui rimproveriamo proprio il fatto di non essere democrazie liberali. Una guerra che sicuramente dal punto di vista militare può essere vinta "facilmente" (passatemi l'espressione, mi rendo conto che quando in gioco ci sono vite umane nulla dovrebbe considerarsi facile), ma che da quello morale abbiamo già perso in partenza. Tutti quanti.
venerdì, febbraio 07, 2003 Un commento ad un post di effedipi mi ha fatto venire in mente una conversazione avuta con un'amica inglese un paio di settimane fa. Premetto che sono un paio d'anni che lei vive in Italia. Si parlava di televisione e, con il suo adorabile accento inglese, mi dice "ah, e poi c'è quel programma, su Italia Uno credo, quello che a volte sembra un telegiornale ma non è un telegiornale. Quello che danno verso le 18, dove parlano solo delle fidanzate dei calciatori e quelle cose lì..." Io, che ormai la televisione la accendo praticamente solo per guardare Blob, ci ho messo un attimo a capire a cosa si riferisse. Poi ho fatto mente locale... Italia 1, 18.30 (o 19 non so)... Studio Aperto. Ho dovuto spiegarle, mio malgrado, che quello è un telegiornale. Emblematico no?
Meteoropatia: controindicazioni Non è una giornata meravigliosa? La luce si riflette sul monitor del mio computer e un po' mi abbaglia. Va bene così, oggi preferisco rovinarmi la vista ma scaldarmi il cuore.
giovedì, febbraio 06, 2003 Ieri sera ho visto Prendimi l'anima. Non un film eccellente ma che sicuramente mi ha toccata. Per quella forma di follia che può derivare solo dall'amore. Per i sentimenti vissuti fino in fondo, fino a dove fa male. Per la passione che ti rende forte e debole allo stesso tempo. E' un pugno nello stomaco per chi, come me, gira spesso col freno a mano tirato.
mercoledì, febbraio 05, 2003 Cosa dire al proprio capo una volta scoperto che di notte guarda siti porno dal vostro computer? Scusate vado un attimo in bagno a vomitare...
I see skies of blue clouds of white Bright blessed days warm sacred nights And I think to myself what a wonderful world. (Louis Armstrong, 1968) Per la maggior parte del tempo mi sembra che tutto sia così faticoso, pesante. Poi ci sono giorni, come questo, in cui mi sento così... così lighthearted. E allora mi viene in mente questa canzone, ed inevitabilmente ripenso a te. Dedicata a C. sull'altra sponda dell'Oceano. martedì, febbraio 04, 2003 Stasera seconda serata Truffaut a casa di L. Spero di non addormentarmi come l'ultima volta, visto che me lo stanno ancora rinfacciando. E dire che il film mi stava piacendo un casino. Davvero non lo faccio apposta, è che quando ho sonno non ce n'è per nessuno...
Sta nevicando! Una bella botta per il mio capo proprio oggi di rientro dal Brasile (dopo un mese di vacanza, e sottolineo un mese!)... Eh eh, si vede che qualcuno lassù mi ascolta.
lunedì, febbraio 03, 2003 Sondaggio: da piccoli avevate un'enciclopedia chiamata "I Quindici"? Ve lo chiedo perché ieri sera ho scoperto di essere forse l'unica bimba al mondo ad essere cresciuta senza. Una cara amica ne ha conservato tutti i (15) volumi e così mi sono messa a sfogliarli: bellissima! Sono mortalmente arrabbiata con i miei genitori per non avermela comprata. Va beh, vorrà dire che la leggerò ora, anche perché, come mi ha fatto notare A., "Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice"... Proposito per la settimana: ricominciare la palestra e diminuire le sigarette.
(chiamatemi Bridget Jones).
| Dal punto di vista di un verme un piatto di spaghetti è un'orgia |